Dante, Petrarca, Boccaccio e il paratesto. Le edizioni rinascimentali delle “tre corone”

I quattro contributi contenuti nel volume sono il risultato della ricerca condotta sulle edizioni rinascimentali delle opere di Dante, Petrarca e Boccaccio, in particolare della Commedia, del Canzoniere, dei Trionfi e del Decameron. Partendo dall’osservazione sulla produzione editoriale quattro-cinquecentesca, sono analizzati gli apparati materiali (nonché le loro trasformazioni) attraverso i quali le opere furono tradotte in pubblicazioni e divulgate presso il pubblico rinascimentale.

Lo Stilnovo e Beatrice

A diciotto anni Dante incontrò Lapo Gianni, Cino da Pistoia e subito dopo Brunetto Latini: insieme essi divennero i capiscuola del Dolce Stil Novo. Brunetto Latini successivamente fu ricordato dal poeta nella Divina Commedia per quello che aveva insegnato a Dante.

All’età di nove anni Dante si innamorò di Beatrice, la figlia di Folco Portinari. Si è detto che Dante la vide soltanto una volta e mai le parlò. Più interessante però, al di là degli scarni dati biografici che ci sono rimasti, è la Beatrice divinizzata e dunque sublimata della Vita Nova: l’angelo che opera la conversione spirituale di Dante sulla Terra, lo studio psicologico che compie il poeta sul proprio innamoramento. Il nome Beatrice assumerà soprattutto nella Divina Commedia la sua reale importanza, in quanto, etimologicamente parlando, significa Portatrice di Beatitudine, tanto che solo questa figura potrà condurre Dante lungo il percorso del Paradiso.

È difficile riuscire a capire in cosa sia consistito questo amore, ma qualcosa di estremamente importante stava accadendo per la cultura italiana: è nel nome di questo amore che Dante ha dato la sua impronta al Dolce Stil Novo e condurrà i poeti e gli scrittori a scoprire i temi dell’amore, in un modo mai così enfatizzato prima.

L’amore per Beatrice sarà il punto di partenza per la formulazione della sua concezione del Dolce Stil Novo, nuova concezione dell’amor cortese sublimata dalla sua intensa sensibilità religiosa per poi approdare alla filosofia dopo la morte dell’amata, che segna simbolicamente il distacco dalla tematica amorosa e l’ascesa del Sommo Poeta verso la Sapienza, luce abbacinante e impenetrabile che avvolge Dio nel Paradiso della Divina Commedia.

Opere in volgare

§                     Il Canzoniere è la storia poetica della vita interiore del Petrarca. La raccolta comprende 366 componimenti. Il Canzoniere non raccoglie tutti i componimenti poetici del Petrarca, ma solo quelli che il poeta scelse con grande cura: altre rime andarono perdute o furono incluse in altri manoscritti.

La maggior parte delle rime del Canzoniere sono d’argomento amoroso; una trentina sono di argomento morale, religioso o politico. Fra le canzoni più celebri ricordiamo anche Chiare, fresche e dolci acque e tra i sonetti Solo e pensoso.

La raccolta è stata comunemente divisa dagli editori moderni in due parti: rime in vita e rime in morte di Madonna Laura. In realtà il Petrarca curò ben nove stesure successive del Canzoniere, includendovi rime già composte fin dalla prima giovinezza sia per Laura, sia per altre donne, realizzando altre rime che finse di aver scritto quando l’amata era ancora in vita ed aggiungendone altre ancora, in modo da rappresentare Laura come l’unico puro amore che conduce a Dio, secondo una concezione teleologica e mistica dell’amore, quale si ritrova già nel Dante della Vita nova e della Commedia.

L’amore per Laura è il centro intorno al quale ruota la vita spirituale, ricchissima ed originale, del Petrarca, per il quale tutto, diviene letteratura, collegandosi agli studi dei classici. Da tale substrato di letteratura ha origine la grande poesia petrarchesca. Con il Petrarca la letteratura diventa maestra di vita e nasce la prima lezione dell’umanesimo. In Petrarca si avvertono contemporaneamente la pena per il dissidio interiore e la ricerca della serenità: lo sconforto, il dolore, la volontà di pentimento, divengono speranza ed anche il pianto per la morte della donna amata trascolora nella figurazione di Laura che scende consolatrice dal cielo. Nella poesia del Petrarca la descrizione dei sentimenti trova riscontro o contrapposizione nel paesaggio.

Il Petrarca perfezionò le forme della tradizione lirica medievale, dai provenzali mutuò ad esempio la forma della sestina e ne rielaborò i modi poetici. Anche la raffigurazione della donna amata si inquadra nella tematica provenzale: Laura è una donna spiritualmente superiore alla quale il poeta rende omaggio, ma non ha tuttavia nulla di sovrumano; ella è modello di virtù e di bellezza, ma la sua figura non è palpitante di vita, non ha una vera realtà; i suoi tratti umani, i begli occhi, le trecce bionde, il dolce riso, si ripetono immutati. Laura costituisce il fulcro ideale intorno al quale si dispone la vita sentimentale del poeta. Petrarca associa il nome di Laura al lauro, simbolo della gloria poetica, ovvero della sua più grande aspirazione.

La seconda parte del Canzoniere si chiude con la canzone cosiddetta Alla Vergine, nella quale il poeta implora perdono e protezione.

§                     I Trionfi

§                     Frammenti e rime extravaganti

§                     Testi del Vaticano latino 3196

La maturità: il Decameron (1348 – 1351 o 1353)

Il capolavoro di Boccaccio è il Decameron. Il libro narra di un gruppo di giovani (sette ragazze e tre ragazzi) che, durante l’epidemia di peste del 1348, si rifugiano sulle colline presso Firenze. Per due settimane, l’«onesta brigata» si intrattiene serenamente con passatempi vari, e in particolare raccontando a turno le novelle, disposte in un periodo di dieci giorni: Quindi il libro è composto da cento novelle.

I nomi dei dieci giovani protagonisti sono: Fiammetta, Filomena, Emilia, Elissa, Lauretta, Neìfile, Pampìnea, Dioneo, Filòstrato e Pànfilo. Ogni giornata ha un re o una regina che stabilisce il tema delle novelle; due giornate però, la prima e la nona, sono a tema libero. L’ordine col quale vengono decantate le novelle durante l’arco della giornata da ciascun giovane è prettamente casuale, ad eccezione di Dioneo  che solitamente narra per ultimo e non necessariamente sul tema scelto dal re o dalla regina della giornata, risultando così essere una delle eccezioni che Boccaccio inserisce nel suo progetto così preciso e ordinato.

L’opera presenta invece una grande varietà di temi, di ambienti, di personaggi e di toni; si possono individuare come centrali i temi della fortuna, dell’ingegno, della cortesia, dell’amore. Le novelle sono inserite, in una “cornice” narrativa. La sua originalità ha però avuto seguaci nella storia della letteratura, anche europea.

Nonostante fosse stato considerato un testo proibito, il capolavoro del Boccaccio divenne uno dei testi più stampati; intorno al Cinquecento il cardinale Pietro Bembo lo definì il modello perfetto per la prosa volgare.

Dal punto di vista stilistico, presenta un eccellente gioco di simmetrie nel quale rientrano per analogia alcune delle tematiche predilette dal Boccaccio, come per esempio l’amore, la beffa, la fortuna, le peripezie… In particolare già nelle stesse novelle narrate si possono comprendere alcune concezioni dello stesso autore, ma contemporaneamente anche le relazioni tra gli stessi membri della brigata, spesso segnati da interessi amorosi o rivalità. Inoltre le novelle non vengono narrate durante il venerdì e il sabato, mentre nelle altre giornate un re o una regina scelgono il tema sul quale sviluppare delle storie. Come eccezione programmata a tale schema, compare la figura del giovane Dioneo, il quale non è vincolato dal tema proposto per ogni giornata. Infatti l’autore riflette il proprio io, sia su di lui, che su Panfilo e Filostrato. I nomi scelti per i ragazzi non risultano nuovi, in quanto compaiono già nelle opere precedenti del Boccaccio.

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1 Response to “Dante, Petrarca, Boccaccio e il paratesto. Le edizioni rinascimentali delle “tre corone””


  1. 1 the crocodile 10 marzo 2010 alle 7:32 am

    il blog è bello ma mi serve qualcosa su dante alighieri… squiky


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