Roberto Benigni legge la Divina Commedia (Inferno, Canto V)

Il Canto V dell’Inferno rappresenta un primo importante passaggio culturale dal momento che in esso Dante -trattando il peccato della lussuria- discute del significato dell’amore cortese e della funzione etico-socio-culturale della letteratura di cui egli stesso sa di essere un protagonista.

Sull’amore cortese e lo stilnovo Dante ritornerà poi nei canti XXIV-XXVI del Purgatorio, tuttavia non con la stessa partecipazione emotiva di questo primo passaggio.
Dante infatti scrive con una commozione ed una enfasi che difficilmente sarà possibile ritrovare in altri passaggi della Commedia, sia perché sta ragionando sul suo stesso lavoro e quindi si sente chiamato in causa, sia perché particolarmente colpito dalla vicenda dei due poveri amanti, Francesca, ma soprattutto Paolo.
Proprio Paolo con il suo silenzio rappresenta l’incapacità di dare una risposta al dolore, l’inerme condanna alla punizione.

« Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende,
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e ‘l modo ancor m’offende.

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.

Amor condusse noi ad una morte.
Caina attende chi a vita ci spense.”
Queste parole da lor ci fuor porte. »

Paolo e Francesca sono due figure di amanti entrate a far parte dell’immaginario popolare sentimentale, pur appartenendo anche alla storia e alla letteratura. A loro è dedicato buona parte del V canto della Divina Commedia di Dante Alighieri. Nella Commedia, i due giovani – riminese lei (anche se nata a Ravenna), della vicina Verucchio lui – rappresentano le principali anime condannate alla pena dell’inferno dantesco, nel cerchio dei lussuriosi.

In vita furono amanti e adulteri (Francesca era infatti sposata a Gianciotto, fratello di Paolo) e questo amore li condusse alla morte per mano appunto del marito di Francesca. Francesca spiega al poeta come tutto accadde: leggendo il libro che spiegava l’amore tra Lancillotto e Ginevra, i due trovarono calore nel bacio tremante che alla fine si scambiano e caratterizza l’inizio della loro passione.

La tragica vicenda amorosa di Paolo e Francesca è stata rievocata altre volte, sempre in letteratura ma anche nell’opera lirica. Particolarmente conosciuta, apprezzata ed amata è la versione che ne ha dato nel 1914 il compositore italiano Riccardo Zandonai nella sua Francesca da Rimini.

(prosegui con la lettura delle vicende personali e storiche di Paolo e Francesca)

La lettura di Roberto Benigni è particolarmente sentita e commossa.

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