La foresta pluviale

La foresta pluviale è una foresta caratterizzata da elevata piovosità, e per definizione si considera tale con un minimo di precipitazioni annue comprese tra i 1.750 e i 2.000 millimetri.

Nelle foreste pluviali si trovano i due terzi di tutte le specie viventi animali e vegetali della Terra, si stima che molte centinaia di milioni di specie di piante, insetti e microrganismi siano tuttora sconosciute. Generalmente il sottobosco in una foresta pluviale è limitato solo a pochi settori causa la mancanza di luce solare a livello del suolo.

I due tipi di foresta pluviale sono:

  • Foresta pluviale
  • É un tipo di foresta che si estende nelle regioni prossime all’equatore. La foresta pluviale è costituita generalmente da più strati di vegetazione. A livello del suolo sono presenti molte varietà di piante, tra cui varie specie di epifite (quali orchidee e bromeliacee). Vi è poi uno strato di vegetazione sempreverde, alto da 30 a 50 m, dominato da alcune specie di alberi che si elevano molto al di sopra di questa altezza. Un’altra caratteristica è la presenza delle liane, piante dal fusto molto allungato, il cui diametro può superare i 20 cm, che crescono appoggiandosi alle altre piante, costituendo una sorta di congiunzione tra il livello del suolo e la volta superiore della foresta. Le foreste equatoriali più estese si trovano nei bacini del Rio delle Amazzoni e del Congo, oltre che nel Sud-Est asiatico. Esse contengono il maggior numero di diverse specie viventi del nostro pianeta: si ritiene, ad esempio, che vi siano presenti milioni d’insetti non ancora classificati dal punto di vista scientifico. Tipi di vegetazione Nelle foreste pluviali tropicali la vegetazione è dominata dalle angiosperme. La maggior parte delle piante ha una struttura legnosa: in un ettaro di terreno occupato da una foresta pluviale giunta al suo grado massimo di sviluppo possono trovarsi da 80 a 200 specie diverse. Spesso in un ettaro non si trovano che una o due piante di una stessa specie: solo negli ambienti sottoposti a condizioni particolari, come nel caso delle zone paludose, si riscontra il predominio d’una specie, o d’un numero comunque limitato di specie, sulle altre. Avendo una struttura legnosa, la maggior parte delle specie presenti in una foresta pluviale impiega molto tempo prima di raggiungere il pieno sviluppo; in alcuni casi possono trascorrere oltre trent’anni prima che ciò avvenga. Le foreste pluviali possono essere suddivise in cinque strati. Questa suddivisione non è sempre ben riconoscibile: il fogliame delle piante più giovani e la presenza di rampicanti, epifite e piante basse può impedire di distinguere i differenti strati. Lo strato più alto è rappresentato dalla cima di quegli alberi che si protendono al di sopra della volta, superando anche i 50 m di altezza: si tratta di alberi imponenti, quali ad esempio l’albero del kapok, i cui rami possono estendersi, in senso orizzontale, per 30-40 m. Lo strato immediatamente inferiore è costituito dalla fitta volta formata dalle chiome degli altri alberi: tale volta è resa ancora più compatta dalla presenza di rampicanti ed epifite che si protendono verso l’alto alla ricerca della luce del sole. Al di sotto di questa volta è presente uno strato di alberi bassi, che comprende sia gli individui giovani delle specie più alte, sia piante appartenenti a specie la cui altezza, una volta raggiunto lo sviluppo completo, oscilla fra 10 e 30 m. Si ha poi uno strato costituito da arbusti e piante molto giovani. L’ultimo strato, il più basso, è rappresentato dalle piante erbacee che si trovano al livello del suolo.   La fauna della foresta pluviale Le foreste pluviali sono gli ecosistemi più complessi della Terra, in quanto ospitano un numero incredibilmente elevato di specie animali; la maggior parte di queste specie è rappresentata da insetti e da numerosi gruppi di invertebrati. Una foresta pluviale molto estesa, come ad esempio quella amazzonica, può contenere più di dieci milioni di specie animali, la maggior parte delle quali, però, non è ancora stata studiata e censita ufficialmente. La spiccata varietà di molti gruppi animali, quali ad esempio gli uccelli, può essere parzialmente spiegata dal fatto che ogni singola sottospecie tende ad abitare in uno specifico strato della foresta. Nelle fasce costiere della foresta amazzonica la varietà dei vertebrati è incrementata dal vasto numero di pesci che colonizzano tali zone in occasione delle periodiche inondazioni per nutrirsi di frutta, semi, insetti e di tutti gli altri elementi commestibili che cadono, dagli alberi, in acqua. Molte specie animali si sono evolute adattandosi alle particolari condizioni ambientali: alcuni mammiferi presenti nelle foreste del continente americano, ad esempio molte scimmie e alcuni tipi di istrici, hanno code prensili che consentono loro non soltanto di muoversi più agilmente, ma anche di poter raggiungere cibo altrimenti inaccessibile. L’interazione tra la flora e la fauna è dunque una delle principali caratteristiche delle foreste pluviali. Molti gruppi animali, in particolar modo gli insetti e gli uccelli, impollinano gli alberi, garantendo la possibilità di riprodursi anche a tutte quelle piante che, in un ambiente ristretto come quello della foresta, non potrebbero affidarsi all’azione del vento. Gli insetti traggono nutrimento dal nettare e in cambio impollinano i fiori sui quali si posano successivamente. Dopo che si è formato il frutto, le piante delle foreste pluviali si servono degli animali per disperderne i semi. Questa attività, generalmente, è svolta dagli uccelli e dai mammiferi; nella pianura alluvionale amazzonica questo ruolo è assunto però anche dai pesci. Alcuni gruppi animali garantiscono la protezione di varie specie vegetali facendone, in cambio, la loro abitazione. Le formiche sono molto diffuse nelle foreste pluviali, in ognuno dei cinque strati sopra citati: vivendo nelle cavità naturali di alcune piante, le formiche forniscono loro sostanze nutritive, proteggendole inoltre, in molti casi, dagli animali che si nutrono di foglie e semi.
  • L’importanza delle foreste pluviali È ormai riconosciuto da molti scienziati che le foreste pluviali sono molto più preziose come risorse a lungo termine, se lasciate intatte, di quanto possano esserlo se convertite in terreni per il pascolo o per l’agricoltura. Le foreste pluviali costituiscono la più grande biomassa esistente del pianeta: esse forniscono un’enorme quantità di legno pregiato, impediscono l’erosione del terreno, regolano il deflusso superficiale delle acque e stabilizzano il clima. Poiché, come si è detto, le foreste pluviali contengono la più ampia varietà di specie animali e vegetali del pianeta, esse rappresentano anche delle enormi banche genetiche dalle quali sarà possibile ricavare, in futuro, nuovi alimenti e nuovi tipi di sostanze curative. Fra i medicinali che sono già stati ricavati dalle piante delle foreste pluviali si ricordano la diosgenina, un agente presente nelle pillole anticoncezionali; la reserpina, utile a chi ha problemi cardiaci; il curaro, impiegato nella chirurgia cardiaca e polmonare.   Le foreste e l’uomo L’intervento dell’uomo influisce notevolmente sull’integrità delle foreste pluviali. I cicloni, gli incendi forestali, le malattie, le erosioni del terreno e tutti gli altri fattori naturali incidono in maniera minima rispetto al diboscamento, che l’uomo attua sempre più massicciamente per costruire nuove strade, per estrarre minerali o per creare nuovi terreni per pascoli e coltivazioni. Spesso viene praticato il sistematico diboscamento di piccole aree, che vengono poi abbandonate dopo due o tre anni di coltivazione, ovvero non appena le sostanze nutritive del suolo si esauriscono: malgrado queste aree, una volta abbandonate, tornino velocemente a ricoprirsi di vegetazione spontanea, la foresta non riuscirà probabilmente a recuperare il suo aspetto originario se non dopo alcune centinaia d’anni. Il fenomeno del diboscamento si è progressivamente intensificato a partire dagli anni Settanta e alcune foreste (ad esempio quelle australiane) cominciano a esserne seriamente minacciate. La foresta dell’Amazzonia, regione sulla quale si concentra l’attenzione mondiale, si sta riducendo sempre più a causa di ambiziosi programmi governativi, quali la colonizzazione delle fasce limitrofe alla strada Transamazzonica. Benché sia difficile stimare la portata del diboscamento mondiale, si ritiene che, ogni anno, circa 100.000 km2; di foresta pluviale siano distrutti o seriamente danneggiati. La perdita di biodiversità, l’estinzione di varie specie di animali e il riscaldamento del globo (dovuto all’incremento d’anidride carbonica) sono le conseguenze più preoccupanti della distruzione delle foreste pluviali. Le nostre conoscenze sull’ecologia delle foreste pluviali sono ancora talmente limitate che corriamo il rischio di assistere a estinzioni su larga scala prima ancora che si possa capire con precisione quali ripercussioni potrebbero derivarne per l’umanità e per il pianeta. Fortunatamente, alcune organizzazioni nazionali e internazionali si stanno occupando in maniera specifica, sin dagli anni Settanta, della conservazione e della salvaguardia delle foreste pluviali ricercando, ad esempio, nuove alternative economiche per contrastare i massicci disboscamenti.

(Riccardo, Luca e Patrick di III C)

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