La rivoluzione russa

La Rivoluzione russa è stata un evento sociopolitico che ha influenzato la storia mondiale di tutto il XX secolo. All’inizio del 1917 la Russia, che da tre anni combatteva nella prima guerra mondiale come membro della triplice intesa, era stremata. Nelle città mancavano viveri e combustibile, anche a causa dello stato disastroso in cui versava il sistema ferroviario, e nelle campagne l’inquietudine dei contadini aumentava a causa del sempre maggior numero di reclutati per la guerra.

Guidato da un sistema autocratico e assolutistico imperniato sulla figura dello zar, l’Impero russo negli ultimi anni del XIX secolo era attraversato da profonde contraddizioni sociali.

Nel 1861 lo Zar Alessandro II, nella foto, abolì la servitù della gleba

In quel periodo maturò presso larghi settori della borghesia e degli intellettuali un fenomeno di politicizzazione in relazione alla scoperta delle classi popolari e delle loro durissime condizioni di vita. Le trasformazioni politico-sociali in corso nel paese non risolsero le tensioni sociali, e manifestazioni operaie e popolari sempre più frequenti indebolivano il regime. All’inizio del 1917, la Russia era un paese in preda ad una forte tensione sociale, causata dall’andamento della guerra. Oltre che per i soldati al fronte, le condizioni di vita erano difficili anche per la popolazione civile, in quanto il sistema di approvvigionamento aveva perso efficacia. Il rapporto con l’autocrazia era reso ancora più difficile dalla decisione dello zar, Nicola II, di condurre personalmente le campagne militari dal fronte, isolandosi in questo modo dagli eventi che avrebbero preso forma nella capitale, e perdendo la possibilità di controllare efficacemente le forze disponibili.

A questo punto la situazione era sostanzialmente decisa, e compromessa per l’autocrazia: Nicola II fece un tentativo di concedere ampie riforme ed una Assemblea Costituente, ma il 2 marzo il Comitato ed i Soviet si accordarono per la deposizione dello zar, e l’istituzione di un governo provvisorio per avviare una fase costituente. Il nuovo governo era formato da rappresentanti dei cadetti, menscevichi e socialisti rivoluzionari. La notte successiva, Nicola II abdicò in favore del fratello, il granduca Michail, il quale rinunciò a salire sul trono, secondo un manifesto del governo provvisorio. L’intera famiglia imperiale venne tratta in arresto, ponendo fine al regno della dinastia Romanov.Con la Rivoluzione nacquero anche i primi battaglioni formati di sole donne; Non appena appreso dei fatti di febbraio Lenin, capo del partito, che da alcuni anni si trovava in Svizzera, decise di tornare in Russia. Sia la Francia che la Gran Bretagna rifiutarono di concedergli il visto di transito per raggiungere la Svezia e di lì, attraverso la Finlandia, la Russia. Le potenze dell’Intesa sapevano infatti che uno degli obiettivi dei bolscevichi era l’immediata apertura di trattative con la Germania per giungere ad una pace mentre era loro interesse che la Russia continuasse ad impegnare sul fronte orientale parte dell’esercito tedesco.

Il 12 agosto, nel Teatro Grande di Mosca, si riunì, per volere del governo, un’assemblea di circa 2000 persone, scelte dal governo stesso, a cui venne attribuita il nome di “Consiglio di Stato”. Erano presenti tutti i partiti tranne quello bolscevico e più della metà dei presenti erano grossi proprietari terrieri, industriali, commercianti e banchieri. Fu una passerella di discorsi senza dibattito o votazioni.  chiese apertamente poteri dittatoriali allo scopo di salvare la Russia dai bolscevichi rinfacciando al governo di non rifornire a sufficienza l’esercito e di non essere capace di riportare la calma nel paese.

Malgrado tutta la stampa di matrice borghese avesse, dopo i fatti di luglio, descritto i bolscevichi come “agenti tedeschi” ormai privi di qualunque influenza, questi, che nel frattempo avevano tenuto, segretamente, il loro sesto congresso a Pietrogrado, riuscirono ad indire a Mosca, come risposta alle parole di Kornilov al Consiglio di Stato, uno sciopero che portò in piazza quattrocentomila persone.

Il 19 agosto Kornilov abbandonò, praticamente senza combattere, Riga all’esercito tedesco, mettendo così in pericolo la stessa capitale Pietrogrado, e cominciò a raccogliere, alle spalle del fronte, truppe ritenute fedeli con lo scopo di farle marciare sulla capitale. Kornilov

Kerenskij a questo punto, resosi conto delle intenzioni del generale lo destituì atteggiandosi a salvatore della rivoluzione, ma il bluff durò poco, Kornilov non accettò gli ordini di Kerenskij ed ordinò al generale Krymov di far marciare un corpo di cavalleria cosacca su Pietrogrado. La città cadde nel caos più assoluto, il governo provvisorio non aveva truppe con cui difendersi e furono i bolscevichi ad organizzare la difesa: in breve tempo venne creato un “Consiglio di guerra per la difesa di Pietrogrado” che organizzò venticinquemila operai nella Guardia Rossa.

L’esito del tentativo rivoluzionario abortito di luglio e la vicenda di quello controrivoluzionario di Kornilov, portarono a radicali decisioni sui programmi futuri sia nel campo governativo, sia nel campo dei rivoluzionari. Fra la metà di settembre e la metà di ottobre del 1917, Lenin riuscì a convincere anche le parti meno convinte del proprio partito, della necessità di tentare la presa del potere prima delle elezioni per la Costituente. Anzi, stabilì che la cosa migliore sarebbe stata ottenerlo prima dell’apertura del Secondo Congresso dei Soviet, che avrebbe potuto così legittimare il nuovo ordine.

Il 24 ottobre (O.S.) i bolscevichi cominciarono ad occupare i punti nevralgici della capitale, senza incontrare quasi resistenza. Il passaggio della città nelle mani degli insorti fu quindi abbastanza pacifico, ed avvenne senza che la cittadinanza (e nemmeno il governo) se ne rendessero conto. Nella giornata del 25 la situazione era ormai disperata per Kerenskij, che fuggì dalla città per cercare rinforzi nelle caserme lontane dalla capitale. Nei giorni successivi a Pietrogrado veniva creato il Consiglio dei Commissari del Popolo (così venivano denominati coloro che occupavano incarichi di tipo ministeriale).

A partire dal 12 novembre 1917, nel pieno dell’insurrezione bolscevica, fu convocata l’elezione per l’Assemblea Costituente mediante una legge elettorale definita dal precedente, ormai deposto, Governo Provvisorio di Kerenskij, primo ministro ad interim. Ad essa si presentarono quattro differenti liste; in ordine: bolscevichi, menscevichi, Partito cadetto e socialisti rivoluzionari (Kerenskij). Le elezioni si svolsero a suffragio universale, ma ciò non evitò un forte astensionismo che provocò una esigua partecipazione alle stesse: i voti risultarono inferiori al 50% degli aventi diritto. Nell’esito prevalsero i socialisti rivoluzionari con un netto 58%, seguirono i bolscevichi con 25%, il Partito Cadetto a quota 14% ed infine i menscevichi con un misero 4%.

Manifestazione di soldati a Pietrogrado nel febbraio del 1917; l’appoggio dell’esercito fu fondamentale per il successo della Rivoluzione

Gli eventi della Rivoluzione Russa sono collocati nella particolare struttura sociale ed economica della Russia. All’inizio del XX secolo la popolazione della Russia era, dal punto di vista anagrafico, per quattro quinti contadina[1].

Il contadino rispettava la legge solamente per paura della punizione. La stessa idea della legge e dello stato era differente rispetto al modello occidentale. L’unica cosa che faceva stare al proprio posto i mužik era il mito dello zar buono e la speranza della spartizione della terra. Una volta cadute entrambe le speranze, le campagne si trasformarono in una distesa di focolai rivoluzionari.

La minoranza della popolazione proletaria, rappresentata dagli operai, era concentrata in pochi centri industrializzati, quale ad esempio era San Pietroburgo, città che allora prendeva nome di Pietrogrado. La figura dell’operaio è la figura principale, secondo la tesi Marxista, di una rivoluzione Comunista, in quanto gli operai vivendo gli stessi problemi, vivendo tutti insieme in condizioni estreme di lavoro che portano all’alienazione, non sentono lo stesso attaccamento alla terra come i mužik (i contadini russi), ma sono maggiormente preposti all’attuazione di quella che era per il filosofo l’espressione naturale della lotta tra classi: la rivoluzione

Lenin (al centro), Trotskij (a sinistra) e Kamenev (a destra); quest’ultimi due costituiranno in seguito l’Opposizione Unificata contro le politiche di Stalin, che li farà giustiziare entrambi; Trotskij fu ucciso da un sicario in Messico, Kamenev dopo un processo farsa a Mosca

Mentre la rivoluzione si diffondeva, il nuovo governo sovietico (inteso come espressione del Congresso dei Soviet e non come governo dell’Unione Sovietica che ancora non esisteva) muoveva i suoi primi passi ed emetteva i suoi primi atti formali.

Come già annunciato da Lenin il 26 ottobre (calendario giuliano) il decreto sulla terra prevedeva l’immediata distribuzione, senza indennizzo, delle terre dei pomeščiki (i proprietari terrieri) ai contadini privi di terra. Con il decreto sulla pace si proponeva a tutti i belligeranti l’apertura immediata di trattative per una pace “giusta e democratica”, accompagnate da un immediato armistizio di almeno tre mesi. Al vecchio sistema giudiziario si sostituivano i tribunali del popolo inizialmente di tipo elettivo; la polizia veniva sostituita da una milizia composta prevalentemente di operai; veniva realizzata la completa separazione tra stato e chiesa; veniva introdotto il matrimonio civile, con uguali diritti per entrambi i coniugi, e il divorzio; la donna otteneva la totale parità di diritti rispetto all’uomo; si introduceva la giornata lavorativa di otto ore. Riguardo all’esercito venivano cancellate la differenze di trattamento fra soldati e ufficiali. Sul fronte dell’economia venivano nazionalizzate tutte le banche private; il commercio estero diventò monopolio dello stato; flotta mercantile e ferrovie diventavano statali, mentre le fabbriche venivano affidate direttamente agli operai. Il nuovo governo denunciò anche tutti gli accordi internazionali compresi quelli segreti e sospese il rimborso dei prestiti ottenuti all’estero dal regime zarista.

Trotskij e Lenin (al centro in piedi) in una foto scattata con alcuni soldati di Pietrogradorussi), ma sono maggiormente preposti all’attuazione di quella che era per il filosofo l’espressione naturale della lotta tra classi.

La rivoluzione di febbraio e gli avvenimenti dei mesi che seguirono rinvigorirono tutta una serie di fermenti nazionalistici da sempre presenti nella complessa struttura politico-sociale della Russia. Già a luglio 1917 Kerenskij concesse un’ampia autonomia all’Ucraina. A novembre il governo dei Soviet riconobbe l’indipendenza della Finlandia e pubblicò una risoluzione che sanciva i diritti delle minoranze nazionali: uguali diritti per tutti i popoli, diritto di autodecisione, compreso il diritto di staccarsi dalla Russia per fondare stati indipendenti, diritto al libero sviluppo di tutte le minoranze nazionali e gruppi etnici. Da questa dichiarazione nacquero prima la Federazione Russa e poi l’Unione Sovietica.

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