Lo scudo di Achille

Achille (in greco antico Ἀχιλλεύς / Achilleus, in latino Ăchillēs, -is), soprannominato piè velocepiè rapido, è un personaggio della mitologia greca, nonché uno dei principali eroi leggendari della guerra di Troia e il protagonista dell’Iliade. È, per eccellenza, la figura estremamente violenta, altamente tragica e smisurata, soprannaturale, surreale e fantasiosa fino all’inverosimile.

La leggenda di Achille è una delle più ricche della mitologia greca, e una delle più antiche. Oltre ad Omero, altri poeti, e le leggende popolari, s’impadronirono del personaggio, e s’ingegnarono a completare il racconto della sua vita, inventando degli episodi per supplire alle lacune dei poemi omerici. In questo modo si formò poco a poco un ciclo di Achille sovraccarico di incidenti e di leggende spesso divergenti, che ispirò i poeti tragici e i poeti epici di tutta l’antichità, fino all’epoca romana.

Da parte di alcuni si vuole fare riferimento alla descrizione che Omero dà nell’Iliade dello scudo di Achille come della prima rappresentazione cartografica-cosmologica. Infatti, per un lungo tempo, le primitive rappresentazioni dell’ecumene (mondo abitato) inclusero anche riferimenti cosmologici.

Efesto, il fabbro divino, modellò lo scudo di Achille su tre diversi strati di metallo. Al centro erano rappresentate scene terrestri, tra le quali due città, una in pace e l’altra in guerra, nella zona periferica, invece, era rappresentato il fiume Oceano. Tra i più notevoli elementi cosmologici erano rappresentate le costellazioni di Orione, delle Pleiadi e dell’Orsa Maggiore, nonchè il Sole e la Luna. Queste due figure si riferiscono a una ricostruzione eseguita da uno scultore moderno.

Ecco il passo di Omero dal Libro XXVIII dell’Iliade:

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . .Cinque dell’ampio scudo eran le zonee gl’intervalli che, con divin sapere,d’ammiranda scultura avea ripieni.Ivi ei fece la Terra, il mare, il cieloe il Sole infaticabile, e la tondaLuna, e gli astri diversi onde sfavillaincoronata la celeste volta,e le Pleiadi, e l’Iadi, e la stellad’Orion tempestosa, e la grand’Orsache pur Plaustro si noma. Intorno al poloella si gira ed Orion riguarda,dai lavacri del mar sola divisa.. . . . . . . . . . . . . . . . .Il gran fiume Ocean l’orlo chiudeadell’ammirando scudo . . . . . . .


(cfr. Storia della cartografia antica)

Nel Canto XVIII° dell’Iliade, Omero invece di parlarci dell’armatura, dell’elmo, della spada o della lancia come normalmente si sarebbe potuto supporre, ci meraviglia, ci spiazza, dandoci una delle descrizioni più superbe e dettagliate riguardanti le decorazioni di uno scudo seppur, non dimentichiamolo, mitologico:

(…)
e bronzo inconsumabile gettò nel fuoco, e stagno,
oro prezioso e argento; e poi
pose sul piedistallo la grande incudine, afferrò in mano
un forte maglio, con l’altra afferrò le tanaglie.
E fece per primo uno scudo grande e pesante,
ornandolo dappertutto; un orlo vi fece, lucido,
triplo, scintillante, e una tracolla d’argento.
Erano cinque le zone dello scudo, e in esso
fece molti ornamenti coi suoi sapienti pensieri.
Vi fece la terra, il cielo e il mare,
l’infaticabile sole e la luna piena,
e tutti quanti i segni che incoronano il cielo,
le Pleiadi, l’Iadi e la forza d’Orione
e l’Orsa, che chiamano col nome di Carro:
ella gira sopra se stessa e guarda Orione,
e sola non ha parte dei lavacri d’Oceano.
Vi fece poi due città di mortali, belle.
In una erano nozze e banchetti;
spose dai talami, sotto torce fiammanti
guidavano per la città, s’alzava molto Imeneo!,
giovani danzatori giravano, e fra di loro
flauti e cetre davano suono; le donne
dritte ammiravano, sulla sua porta ciascuna.
E v’era del popolo nella piazza raccolto: e qui una lite
sorgeva: due uomini leticavano per il compenso
d’un morto; uno gridava d’aver tutto dato,
dichiarandolo in pubblico, l’altro negava d’aver niente avuto:
entrambi ricorrevano al giudice, per aver la sentenza,
il popolo acclamava ad entrambi, di qua e di là difendendoli;
gli araldi trattenevano il popolo; i vecchi
sedevano su pietre lisce in sacro cerchio,
avevano tra mano i bastoni degli araldi voci sonore,
con questi si alzavano e sentenziavano ognuno a sua volta;
nel mezzo erano posti due talenti d’oro,
da dare a chi di loro dicesse più dritta giustizia.
L’altra città circondavano intorno due Campi d’armati,
brillando nell’armi; doppio parere piaceva fra loro,
o tutto quanto distruggere o dividere in due
la ricchezza che l’amabile città racchiudeva;
quelli però non piegavano; s’armavano per un agguato.
Il muro, le spose care e i piccoli figli
difendevano impavidi, e gli uomini che vecchiaia spossava;
gli altri andavano, Ares li conduceva e Pallade Atena,
entrambi d’oro, vesti d’oro vestivano,
belli e grandi con l’armi, come dèi
visibili d’ogni parte; gli uomini eran più piccoli.
E quando arrivarono dov’era deciso l’agguato,
nel fiume, dov’era l’abbeverata di tutte le mandrie,
qui appunto si accovacciarono, chiusi nel bronzo lucente;
e v’erano un po’ lontano due spie dell’esercito,
spianti quando le greggi vedessero e i bovi lunati.
Ed ecco vennero avanti, due pastori seguivano,
e si dilettavan del flauto, non sospettavano agguato.
Essi, vedendoli, corsero e presto
tagliarono fuori le mandrie dei bovi, le greggi belle
di candide pecore, e uccisero i pastori.
Ma gli altri, come udirono molto urlio in mezzo ai bovi
mentre sedevano nell’adunanza, subito sopra i cavalli
scalpitanti balzarono, li inseguirono e li raggiunsero;
e si fermarono e combatterono lungo le rive del fiume;
gli unì colpivano gli altri con l’aste di bronzo,
Lotta e Tumulto era fra loro e la Chera di morte,
che afferrava ora un vivo ferito, ora un illeso
o un morto tirava pei piedi in mezzo alla mischia.
Veste vestiva sopra le spalle, rossa di sangue umano.
E come fossero uomini vivi si mescolavano e lottavano
e trascinavano i morti nella strage reciproca.
Vi pose anche un novale molle, e un campo grasso,
largo, da tre arature; e qui molti aratori
voltando i bovi aggiogati di qua e di là, li spingevano:
e quando giungevano alla fine del Campo, a girare,
allora una coppa di vino dolcissimo in mano
poneva loro un uomo, appressandosi; e solco per solco giravano,
bramosi di arrivare alla fine del maggese profondo.
Dietro nereggiava la terra, pareva arata,
pur essendo d’oro; ed era gran meraviglia.
Vi pose ancora un terreno regale; qui mietitori
mietevano, falci taglienti avevano tra mano;
i mannelli, alcuni sul solco cadevano, fitti, per terra,
altri i legatori stringevano con legami di paglia;
v’erano tre legatori, in piedi; ma dietro
fanciulli, spigolando, portando le spighe a bracciate,
le davano continuamente.
Il re fra costoro, in silenzio,
tenendo lo scettro, stava sul solco, godendo in cuore.
Gli araldi in disparte sotto una quercia preparavano il pasto,
e ucciso un gran bue, lo imbandivano; le donne
versavano, pranzo dei mietitori, molta bianca farina.
Vi pose anche una vigna, stracarica di grappoli,
bella, d’oro; i grappoli neri pendevano:
era impalata da cima a fondo di pali d’argento;
e intorno condusse un fossato di smalto e una siepe
di stagno; un solo sentiero vi conduceva,
per cui passavano i coglitori a vendemmiare la vigna;
fanciulle e giovani, sereni pensieri nel cuore,
in canestri intrecciati portavano il dolce frutto
e in mezzo a loro un ragazzo con una cetra sonora
graziosamente sonava e cantava un bel canto
con la voce sottile; quelli battendo a tempo,
danzando, gridando e saltellando seguivano.
E vi fece una mandria di vacche corna diritte;
le vacche erano d’oro e di stagno,
muggendo dalla stalla movevano al pascolo
lungo il fiume sonante e i canneti flessibili;
pastori d’oro andavano con le vacche,
quattro, e nove cani piedi rapidi li seguivano.
Ma fra le prime vacche due spaventosi leoni
tenevano un toro muggente; e quello alto mugghiando
veniva tirato; lo ricercavano i giovani e i cani,
ma i leoni, stracciata già del gran toro la pelle,
tracannavan le viscere e il sangue nero; i pastori
li inseguivano invano, aizzando i cani veloci:
questi si ritraevano dal mordere i leoni,
ma stando molto vicino, abbaiavano e li evitavano.
E un pascolo vi fece lo Storpio glorioso,
in bella valle, grande, di pecore candide,
e stalle e chiusi e capanne col tetto.
E una danza vi ageminò lo Storpio glorioso;
simile a quella che in Cnosso vasta un tempo
Dedalo fece ad Ariadne riccioli belli.
Qui giovani e giovanette che valgono molti buoi,
danzavano, tenendosi le mani pel polso:
queste avevano veli sottili, e quelli tuniche
ben tessute vestivano, brillanti d’olio soave;
ed esse avevano belle corone, questi avevano spade
d’oro, appese a cinture d’argento;
e talvolta correvano con i piedi sapienti,
agevolmente, come la ruota ben fatta tra mano
prova il vasaio, sedendo, per vedere se corre;
altre volte correvano in file, gli unì verso gli altri.
E v’era molta folla intorno alla danza graziosa,
rapita; due acrobati intanto
dando inizio alla festa roteavano in mezzo.
Infine vi fece la gran possanza del fiume Oceano
lungo l’ultimo giro del solido scudo.

(…)

Giulio Romano
“Teti dona ad Achille le armi”
Affresco
Palazzo Ducale di Mantova
XV° Sec.


Stranamente lo scudo di Achille, nonostante una tale stimolante e precisa descrizione, non diventò mai terreno fertile per la creatività degli artisti.
Bisognò aspettare fino agli inizi del 170
0 per poter vedere i versi tradotti in immagini particolareggiate.
(fonte: Bellica)
Annunci

1 Response to “Lo scudo di Achille”


  1. 1 Paolina Di Berardino 19 febbraio 2012 alle 4:26 pm

    Il mio commento è molto positivo perchè sono una insegnante di arte e immagine, saputo che l’ins di lettere sta trattando la mitologia -Iliade- ho parlato agli alunni del mitico scudo di Achille e incuriositi abbiamo deciso di immaginarlo graficamente ma….occorreva la descriizione e grazie al vostro sito adesso possiamo andare aventi nel lavoro. Grazie Paolina Di Berardino


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




febbraio: 2010
L M M G V S D
« Gen   Mar »
1234567
891011121314
15161718192021
22232425262728

Inserisci il tuo email e riceverai gli aggiornamenti

Segui assieme ad altri 3 follower

Area sondaggi

statistiche

  • 222,325 visite

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: