La poesia del ‘900

Si crede che nella prima guerra mondiale ci sia un decisivo cambiamento nei temi e nelle forme della poesia italiana, tutti sono d’accordo Alla domanda da dove inizi veramente la poesia italiana del Novecento, molti critici letterari hanno dato differenti e contrastanti risposte in virtù, o a causa, della difficoltà nel tracciare una linea netta di demarcazione.

La nuova poesia viene situata, da una parte della critica letteraria, nell’area che accoglie il linguaggio e i temi del decadentismo e la scorge già nell’opera di Giovanni Pascoli, recuperando così quanto di espressionistico, plurilinguistico e dialettale è venuto manifestandosi nei precedenti anni.

C’è chi invece la intravede tra Guido Gozzano e i futuristi o tra Aldo Palazzeschi e Corrado Govoni, identificando così una linea separatrice di frattura con la passata tradizione letteraria sia dal punto di vista delle tematiche, sia del linguaggio.

Vi è poi un’altra parte della critica (secondo il criterio seguito fino alla fine degli agli anni cinquanta) che stabilisce gli elementi innovativi della poesia del Novecento in Giuseppe Ungaretti, seguendo una linea che condurrebbe dai “vociani” agli “ermetici“. Giuseppe Ungaretti nacque ad Alessandria d’Egitto, da genitori lucchesi. Il padre morì due anni dopo la nascita del poeta, e la madre gli fece proseguire gli studi. L’amore per la poesia nacque durante questi anni di scuola e si intensificò grazie alle amicizie che egli strinse nella città egiziana. Tra le sue opere ricordiamo Da l’Allegria L’Agonia, Veglia, Fratelli, San Martino del Carso, Allegria dei naufragi, Mattina, Soldati, La madre, Dove la luce,  Sentimento del tempo, Da il Dolore: Giorno per giorno.

Tra i temi più significativi di questa poesia, pur nell’estrema varietà che la caratterizza, è opportuno menzionare l’impegno sia etico sia civile, che nasce anche dalla meditazione dei mali e degli orrori della prima e soprattutto della seconda guerra mondiale; è opportuno il riferimento a Salvatore Quasimodo, e al meno noto ma fors’anche più significativo Elio Fiore. Quasimodo figlio del ferroviere roccalumerese Gaetano. Le sue opere sono: Acque e terre, Oboe sommerso, Erato e Apòllion, Il falso e vero verde, Il fiore delle “ Georgiche”, La terra impareggiabile, Il poetal, poesie, lirici Greci, Ed è subito sera, Con il piede straniero sopra il cuore,giorno dopo giorno, La vita non è un sogno, Il falso politico e altri saggi, Dare e avere, Leonida di Taranto, Alle fronde dei salici, messaggi di primavera.

 

Se, pertanto, sulla questione da dove inizi la poesia italiana del Novecento si incontrano e scontrano tante interpretazioni, sul fatto che tra la fine dell’Ottocento e la fine della prima guerra mondiale ci sia un decisivo cambiamento nei temi e nelle forme della poesia italiana, tutti sono d’accordo.

[Arianna e Sandy, 3A]

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