La Divina Provvidenza ne “I promessi sposi”

Il centro del mondo manzoniano è la Divina Provvidenza: Dio è colui che guida la storia degli uomini  secondo una logica che sfugge alla comprensione umana, per cui anche i dolori, le sofferenze  hanno un loro senso, una ragione.

Ne deriva che la virtù cristiana per eccellenza è la rassegnazione, cioè la completa fiducia nella Divina Provvidenza:  solo in essa, infatti, l’uomo può trovare serenità e pace.

“I Promessi Sposi” sono stati definiti il romanzo della Provvidenza, infatti, l’intervento divino negli eventi piccoli e grandi è così forte che è impossibile non notarlo, è una presenza paterna e amorosa che traspare in ogni momento. Il romanzo è incentrato, infatti, sulla fede cristiana nell’esistenza di un Dio giusto e misericordioso che consola gli afflitti, premia i buoni e castiga o redime i malvagi.

Su tutti, buoni e malvagi, la Divina Provvidenza  stende la sua misericordia e la sua luce di redenzione e di salvezza. Per questo l’intero romanzo è stato giustamente definito “l’epopea della Divina Provvidenza”.  La Provvidenza, motivo costante di tutto il romanzo, è affermata con Renzo nei toni più decisi e specialmente nel capitolo a lui dedicato, il XVII, definito anche il capitolo della Provvidenza;la fuga di Renzo inizia infatti con una certa maturazione nel giovane, che ha vissuto l’esperienza della sommossa milanese, ma anche con poca conoscenza di quei luoghi, estranei al suo mondo di contadino montanaro. Proprio per questo motivo egli si affida sin dal principio alla Provvidenza, il che dimostra la sua ferma religiosità e fiducia nell’aiuto divino, aiuto che lo condurrà all’Adda, fiume che per lui segna il confine tra l’ingiustizia e la giustizia, ossia tra il ducato di Milano e quello di Venezia; oltrapessato l’Adda, infatti, Renzo sarà completamente libero perchè, diceva lui, il nome non lo portava scritto in fronte, e i poliziotti milanesi non sarebbero giunti fino a Bergamo per trovarlo. Anche quando esce dall’osteria di Gorgonzola, Renzo s’incammina “a guida della Provvidenza”, qui il Manzoni sottolinea il fatto che il giovane non ha più alcuna guida, nessuna lettera di presentazione, solo la sua onestà, la sua abilità di operaio e la fiducia in Dio. E’ infatti la Provvidenza che lo guida fino all’Adda, attraverso i boschi che, durante la notte, incutono in Renzo un certo timore, soprattutto a causa dei pensieri che occupano la sua mente quella notte, un continuo rimuginare sui fatti della sera prima che si alternavano al pensiero di Lucia e Agnese; proprio nel momento in cui le gambe del giovane stanno per cedere alla stanchezza dovuta ai numerosi chilometri percorsi, sente la “voce amica dell’Adda”, che è come il ritrovamento di un amico, di un fratello, di un salvatore e il suo grido di gioia è come una conferma della presenza della Provvidenza, che non abbandona mai l’uomo e, pur lasciandolo libero nel pensiero e nell’azione, lo sorregge e lo guida.
Anche la cascina in cui trascorre la notte è definita dal Manzoni come fornitagli dalla Provvidenza, che lo aveva seguito durante tutta la fuga e proprio per questo Renzo la ringrazia, recitando le sue solite preghiere prima di addormentarsi e chiedendo perdono per non averle dette la sera prima, andando a dormire “come un cane”. La mattina seguente la notte della redenzione, Renzo si dice convinto del costante aiuto divino e la sua convinzione viene confermata dagli episodi in cui giunge la salvezza nei territori bergamaschi. Sull’uscio di un’osteria, a Bergamo, c’è una famiglia, un quartetto che mostra i segni della carestia e a cui Renzo dona i suoi ultimi soldi perchè, questo era il suo pensiero, se la Provvidenza aveva fatto si che lui si trovasse lì quando quei poveretti avevano bisogno d’aiuto, non avrebbe poi fatto mancare l’aiuto a lui, al momento appropriato, aiuta quindi gli altri con tutto il cuore affidandosi alla Provvidenza. Ne ha un’ulteriore conferma quando, arrivato da suo cugino Bortolo, le cose per lui si sistemano e anche questo è frutto del costante aiuto divino.
Nel corso del romanzo, però, non solo con Renzo ne abbiamo dimostrazione, ma l’esaltazione dei temi religiosi ha il suo apice in Lucia che, talvolta, costituisce l’elemento provvidenziale nei pensieri altrui. Renzo trova in lei l’equilibrio morale, l’Innominato e Don Rodrigo sono attratti da ciò che non riescono ad essere ed invidiosi di tanta innocenza. In una della più celebri pagine del romanzo, quella dell’addio ai monti (capitolo VIII), pagina pervasa da una mestissima malinconia, Lucia piange ma non si dispera perchè ha con sè il sostegno della fiducia nel Signore, che non turba mai la gioia dei suoi figli se non per prepararne loro una più certa e più grande (“Chi dava a voi tanta giocondità è per tutto; e non turba mai la gioia de’suoi figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande” ) .. Quella stessa sera, è proprio grazie alla Provvidenza che la piccola brigata, compreso Menico scampato ai bravi come per miracolo, giunge salva da Fra Cristoforo che ringrazia il cielo di vederli tutti quanti insieme.
Inoltre nel XIV capitolo, appena arrivato all’osteria della Luna Piena, Renzo, dato che l’oste non aveva pane, toglie dalla tasca quello che aveva trovato ai piedi di una colonna entrando a Milano definendolo il pane della Provvidenza, trovato proprio nel momento del bisogno.
Secondo il Manzoni quindi la Provvidenza è una costante presenza, conferma dell’aiuto divino, che non solo spinge ciascuno a sperare, ma anche ad avere coraggio, a combattere e a non arrendersi mai di fronte ai pericoli e alle difficoltà; la Provvidenza è quella forza misteriosa che proviene dalla profonda fede di ognuno e la difende.  

E’ la Fede che da’ a tutti un senso di umiltà e fiducia, è il motivo che opera senza interruzione, come un filo che non si spezza mai, perchè lassù c’è sempre qualcuno che vede e provvede. 

 [Federico Gattazzo e Naomi Seidu, III D]

4 Responses to “La Divina Provvidenza ne “I promessi sposi””


  1. 1 Sara Taraschi 16 marzo 2010 alle 8:38 am

    Federica sei un mostro come fai a studiarti tutte quelle cose?? Brava anche te Naomi… da Sara e Marta…

  2. 2 Agata e Valerica 16 marzo 2010 alle 9:02 am

    ma braveeeeeeeeeeeeeeeee!!!!!!
    XDXD

    SECCHIONE. : D

  3. 3 Federica 16 marzo 2010 alle 2:50 pm

    Ma prof come Federico????!!!!! 8-( Non so se si è accorto che sono una femmina……!!!

  4. 4 naomi 19 marzo 2010 alle 6:20 pm

    il mio nome la scritto GIUSTO anke il COGNOME…=P ihihi
    ^^……


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