Giosué Carducci: vita e opere

Giosue Carducci nacque in Versilia nel 1835. Trascorse gli anni della fanciullezza a Bolgheri e Castagneto. Si trasferì con la famiglia a Firenze e a Pisa, dove si laureò in Lettere all’età di ventun anni. Nel 1860 soli venticinque anni ottenne la cattedra di Letteratura Italiana all’Università di Bologna, dove insegnò fino al 1904. Nel 1906 ricevette il premio Nobel per la Letteratura. Morì a Bologna nel 1907.

Durante la sua vita scrisse molte opere. Tra cui:

Juvenilia in sei libri (1850-1860):prima raccolta di liriche

Levia Gravia(1861-1871): poesie di poca originalità, di imitazione e spesso scritte per particolari occasioni secondo l’uso della retorica

Giambi ed Epodi  (1867-1879):viene giudicato come il libro delle polemiche

Rime Nuove (1861-1887): Accanto al sogno, sul piano storico, di un popolo libero e primitivo, corrisponde sul piano sentimentale quello di una infanzia libera e ribelle che si riversa sul paesaggio maremmano, come nel caso del sonetto Traversando la Maremma toscana, uno forse tra i più belli e noti del poeta. Anche “pianto antico” è molto significativo

Odi barbare (1873-1889): raccolta di 50 liriche. Egli chiama le sue liriche barbare perché tali sarebbero sembrate non solo ad un greco o ad un latino, ma anche a molti italiani. ancora una volta i temi fondamentali della poesia carducciana sono gli affetti familiari, l’infanzia, la natura, la storia, la morte accettata con virile tristezza

Rime e Ritmi (1889- 1898 ): formata da 29 poesie, le composizioni in metrica tradizionale si affiancano a quelle in metrica barbara

Della Canzone di Legnano, parte I (Il Parlamento) (1879): Fa parte a sé Il Parlamento, frammento de La canzone di Legnano che è senza dubbio uno dei capolavori del Carducci e dove si trova l’ispirazione maggiore delle maggiori raccolte.

Carducci sognava un rinnovamento della coscienza italiana e si ispirò al mondo classico, perché gli sembrava che nell’antica Roma ci fosse un senso della vita più alto e dignitoso, per questo ruolo di formatore della coscienza civile e morale dei suoi concittadini venne considerato il poeta vate, ossia il poeta simbolo della nazione italiana.

Oggi le liriche che appaiono più valide sono quelle in cui Carducci si stacca da una certa retorica e si ripiega su di sé, sui temi più intimi dell’uomo, sugli aspetti della natura, della realtà che suscitano sentimenti,ricordi,sogni,immaginazioni, riflessioni sulla vita e sul destino umano.

Nell’arte reagì al Romanticismo, riproponendo il valore dei modelli classici di cui apprezzava la nitidezza e la precisione della lingua.

[Anita, 3D]

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