La provvidenza ne “I Promessi Sposi”

Alessandro Manzoni, autore del famoso romanzo storico “I promessi sposi”, era molto religioso; per questo motivo in tutte le sue opere, fa emergere chiaramente la sua visione provvidenziale della vita. Inoltre fa rispecchiare in molti personaggi dei suoi componimenti parte degli avvenimenti della sua vita personale, soprattutto in riferimento alla sua conversione religiosa.

Il tema della Provvidenza è, dunque, dominante nei Promessi Sposi. Si tratta di una forza superiore, divina, che agisce e interviene in fatti e circostanze negativi per volgerli al bene.
Nella Provvidenza confida Padre Cristoforo in ogni momento, ma specialmente quando è costretto ad abbandonare i suoi due protetti nel momento della difficoltà. Certo però che essa dirigerà gli eventi verso la giusta conclusione, la pena per i cattivi ed il trionfo dei buoni.   Dalla lettura di alcuni passi significativi del romanzo emergono i seguenti episodi in cui, la Provvidenza si manifesta con maggiore chiarezza.

La Provvidenza agisce maggiormente e soprattutto su Renzo il quale, dopo aver vissuto la vicenda rivoltosa di Milano, è condotto dall’intervento provvidenziale verso le rive del fiume Adda. Il confine geografico tra il ducato di Milano e quello di Venezia rappresenta, nella vicenda del personaggio, confine tra ingiustizia e giustizia. Renzo infatti è costretto a fuggire solo perché ingenuo e fiducioso in una giustizia, le cui leggi sono soggette alla disonestà umana.
Lucia, nel momento in cui deve abbandonare il suo paese, piange, ma non si dispera perché si affida completamente nelle mani di Dio. Alla fine trova conforto nel pensiero che Dio non turba la serenità dei suoi protetti se non per dar loro qualche gioia più grande. Secondo Manzoni, quindi  la Provvidenza è una conferma dell’ aiuto divino, che non solo spinge ciascuno a sperare, ma anche ad avere coraggio, a non arrendersi mai di fronte ai pericoli e alle difficoltà.
L’ episodio provvidenziale per eccellenza è, tuttavia, quello della conversione dell’Innominato. Lucia, una volta rapita per ordine di quest’ultimo, viene portata al suo castello. Qui con i suoi modi da creatura angelica, che rispecchiano le caratteristiche di Enrichetta Blondel moglie di Manzoni, scatena  un forte turbamento nell’animo crudele dell’Innominato, che decide allora, di convertirsi e passare dalla parte dei più deboli. In seguito a tale capovolgimento nella sua vita spirituale, l’Innominato, quasi convertito, si reca dal cardinale Federigo Borromeo, esempio della religiosità sana nel romanzo.

Anche se nel romanzo, spesso lo sviluppo degli eventi è tragico e drammatico, il filo conduttore dell’opera sembra lasciar intuire ai lettori che tutto alla fine si concluderà con un finale lieto.

In questo meraviglioso equilibrio fra forze positive e negative si rispecchia il lavoro che la Provvidenza svolge dall’inizio fino alla conclusione del romanzo manzoniano.
Concludendo, la Divina Provvidenza proviene dalla profonda fede dell’uomo, quella fede che dà a tutti un senso di umiltà e fiducia nel trionfo del bene. E’ come un filo che non si spezza mai, perché lassù c’è sempre qualcuno che lo rinforza.

[Ilaria, 3D]

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