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Giovanni Boccaccio: vita e opere

Giovanni Boccaccio (Certaldo o Firenze, giugno/luglio 1313Certaldo, 21 dicembre 1375) è stato uno scrittore e poeta italiano.[1] Boccaccio è stato uno fra i maggiori narratori italiani e europei del XIV secolo: con il suo Decameron, che venne subito tradotto in molte lingue, diviene infatti conosciuto ed apprezzato a livello europeo, tanto da influire, per esempio, anche nella letteratura inglese, con Geoffrey Chaucer. Da alcuni studiosi[2] (tra i quali Vittore Branca) è considerato il maggiore narratore europeo e ha avuto un ruolo egemone nel panorama letterario del XIV secolo.

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La provvidenza ne “I Promessi Sposi”

Alessandro Manzoni, autore del famoso romanzo storico “I promessi sposi”, era molto religioso; per questo motivo in tutte le sue opere, fa emergere chiaramente la sua visione provvidenziale della vita. Inoltre fa rispecchiare in molti personaggi dei suoi componimenti parte degli avvenimenti della sua vita personale, soprattutto in riferimento alla sua conversione religiosa.

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Alessandro Manzoni: 5 maggio

Il cinque maggio è un’ode scritta da Alesandro Manzoni nel 1821, in occasione della morte di Napoleone Bonaparte in esilio sull’isola di Sant’ Elena.

Nell’opera, scritta di getto in tre giorni dopo aver appreso dalla «Gazzetta di Milano» del 16 Luglio 1821 le circostanze della morte di Napoleone, lo scrittore mette in risalto le battaglie e le imprese dell’ex imperatore nonché la fragilità umana e la misericordia di Dio.

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Giosué Carducci: vita e opere

Giosue Carducci nacque in Versilia nel 1835. Trascorse gli anni della fanciullezza a Bolgheri e Castagneto. Si trasferì con la famiglia a Firenze e a Pisa, dove si laureò in Lettere all’età di ventun anni. Nel 1860 soli venticinque anni ottenne la cattedra di Letteratura Italiana all’Università di Bologna, dove insegnò fino al 1904. Nel 1906 ricevette il premio Nobel per la Letteratura. Morì a Bologna nel 1907.

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Giovanni Boccaccio – biografia

Giovanni Boccaccio nasce in realtà in Toscana, probabilmente a Certaldo (anche se più volte è stata avanzata l’ipotesi dei suoi natali a Firenze) nel 1313, da padre mercante Boccaccino da Chellino, e da madre, si ipotizza di origini umili. Sicuramente nasce fuori dal matrimonio. Il padre si sposa con Margherita da Mardoli nel 1319 e un anno dopo nasce il fratellastro Francesco – il matrimonio con Margherita non è probabilmente sentito positivamente dal piccolo Boccaccio, tanto che alcuni critici ne derivano un rapporto rancoroso con il padre.

Il giovane inizia fin dall’età di sei anni ad apprendere il leggere e lo scrivere, dimostrandosi incline a questa attività, nell’adolescenza Boccaccio studia la letteratura classica, ma soprattutto quella latina, tralasciando di più quella greca, Boccaccio non ebbe un vero e proprio maestro che gli insegnò la letteratura, ma sì formò da solo, grazie alla sua immensa voglia di studiare e di sapere, questo però, gli creò qualche scompenso, infatti non ebbe una formazione letteraria completa. Il padre cerca invano di deviare questa inclinazione letteraria verso la mercatura. Mentre Boccaccio iniziava a far progressi e ad appropriarsi della lingua latina, il padre, deciso per il futuro del figlio, lo mandò a Napoli perché seguisse l’apprendistato bancario presso il banco dei Bardi.

Andrea del Castagno, Giovanni Boccaccio, Ciclo degli uomini e donne illustri, Firenze, Galleria degli Uffizi, 14481451

A Napoli, nel 1327, Boccaccio inizia il suo apprendistato presso la succursale della Compagnia dei Bardi, senza però alcun successo in questo ambito. Dopo circa sei anni di fallimenti, nel 1331 infatti, all’età di diciott’anni, il padre decide di ripiegare sul diritto canonico, nella speranza che il figlio possa imparare una professione. Anche gli studi di diritto canonico non hanno buon esito. In questo periodo napoletano egli vive con i nobili nella corte di Napoli, caratterizzata da sfarzi e ricchezze, e vede in essi l’incarnazione dei valori e degli ideali cortesi.

Boccaccio nel De genealogiis osserverà che le imposizioni del padre gli hanno impedito di divenire un miglior poeta e scrittore, in quanto l’hanno obbligato ad imparare un mestiere a lui odioso. Il periodo napoletano si conclude improvvisamente nel 1340 quando il padre lo richiama a Firenze per un forte tracollo economico a causa del fallimento di alcune banche in cui aveva fatto numerosi investimenti.[3]. Il padre morirà durante la peste nel 1348.

Trascorsi questi dodici anni nel tentativo di imparare un mestiere, Boccaccio può finalmente dedicarsi agli studi letterari sotto la guida di alcuni tra i più autorevoli eruditi del tempo, come il bibliotecario e mitologo Paolo da Perugia, l’astronomo Andalò del Negro e i diversi intellettuali della corte angioina.

In questo periodo Boccaccio esprime rimpianto per la vita di corte a Napoli nel romanzo in prosa Elegia di Madonna Fiammetta e compone opere, come l’Amorosa visione e il Ninfale fiesolano, legate alla tradizione fiorentina. Boccaccio vede Napoli “lieta, pacifica, abbondevole, magnifica”, invece Firenze gli appare “triste e grigia, noisa” con quella gente superba e avara che “bada solo a se stessa”.

[Gabriele e Federico, II B]

La vita politica di Dante Alighieri

I promessi sposi … in breve!


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